Banca Monte dei Paschi di Siena

Giovanni Michelucci e Bruno Sacchi

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA / VIA DI SPUGNA/ COLLE VAL D'ELSA / ARCHITETTURA

ColleVE_Michelucci (2)

L'edificio si inserisce nel centro storico della città con attenzione ma senza troppi mimetismi, come un frammento concreto e riconoscibile della "nuova città", intenzionato a incidere positivamente sulla realtà urbana interpretando esigenze di tipo collettivo.
I numerosi spazi percorribili della struttura, sia interni che esterni - piazza coperta, scale, passerelle, terrazze belvedere – tendono infatti a conferire all’edificio il senso di un luogo aperto e penetrabile, in cui ci si può muovere, o anche solo sostare, liberamente, rendendo così concreta questa particolare idea di banca che vuole trasmettere Michelucci: un luogo di incontro e di scambio.
Esternamente, l'immagine della banca si affida ad alcune decise scelte progettuali, dando luogo all'alternanza tra la solida compattezza delle parti in muratura e la permeabilità degli spazi vuoti, che derivano dall’incontro tra la maglia regolare del grande telaio in acciaio smaltato e i volumi sospesi, definiti invece dalle pareti in vetro e metallo dell’edificio.
All'interno della Banca, l'ampio salone a doppia altezza risulta essere il luogo più significativo, caratterizzato dalla struttura metallica a vista, dalla presenza dei ballatoi superiori e dalla continuità materiale che si crea tra lo spazio per il pubblico e quello per gli impiegati. La struttura portante, realizzata in acciaio rosso minio, è esibita in contrapposizione alla torre che ospita i servizi annessi alla banca, rivestita a sua volta in travertino senese ad opus incertum. L’accostamento fra materiali moderni e della tradizione, tipico delle architetture di Michelucci, ha consentito in questo caso di realizzare un edificio dinamico, dal linguaggio contemporaneo ma allo stesso tempo radicato nella storia del luogo in cui va ad inserirsi. L’edificio è infine caratterizzato dalla presenza di 5 grandi portali metallici e asimmetrici che sostengono tutta la parte centrale dell’edificio, composta anch’essa da elementi metallici. La struttura, appesa così ai portali, ha permesso a Michelucci di creare l’immagine di una grande piazza coperta, abbandonando il concetto di edificio-bunker, in favore di uno spazio più vicino alla quotidianità cittadina e, di conseguenza, alla comunità.


BIOGRAFIA
Giovanni Michelucci. Pistoia, 2 gennaio 1891 - Fiesole, 31 dicembre 1990.
Il teatro delle sue prime esperienze di vita e di modellazione della materia, sono state le Officine Michelucci, dedicate alla lavorazione artigianale e artistica del ferro, fondate nel 1864 dal nonno Giuseppe. Dopo gli studi all’Istituto Superiore di Architettura di Firenze e le prime esperienze professionali toscane, si trasferisce a Roma, insegnando al corso di architettura del Regio Istituto Tecnico Industriale. In questi anni ottiene i suoi primi riconoscimenti che lo definiscono come una voce originale e autonoma in quel dibattito dell’architettura italiana animato dal confronto tra la giovane generazione dei razionalisti e la cultura accademica nazionale. Divenuto preside della Facoltà di architettura di Firenze, dopo la Liberazione e dopo aver fondato la rivista “La nuova città”, è stato il propugnatore di un profondo rinnovamento disciplinare dell’architettura, dell’urbanistica e del ruolo stesso della Facoltà fiorentina rispetto ai problemi della città. Nel 1948 si trasferisce, invece, alla Facoltà d’ingegneria di Bologna e tra gli anni Settanta e Ottanta risulta di nuovo protagonista della complessità di eventi, trasformazioni, idee che animarono quegli anni e che tradurrà nella costituzione di una Fondazione attenta alla complessità delle questioni sociali e dei problemi urbani, oltre che nei suoi nuovi e continui progetti. L’architettura dell’ultimo Michelucci è caratterizzata da una straordinaria vitalità: entusiasta e infaticabile, un incredibile anticonformista e innovatore.

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